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Nelle grandi pianure abissali dell'#oceanopacifico, ci sono miliardi di #sfere scure, grandi come patate, adagiate sul fondo, sono chiamate #nodulipolimetallici. Si formano per la lentissima precipitazione dei #metalli disciolti nell'#acqua di mare attorno a un piccolo frammento (come un dente di squalo o un pezzo di roccia). Questi noduli hanno un processo di formazione lentissimo: pochi millimetri ogni milione di anni e sono ricchissimi di #manganese, #nichel, #cobalto e #terrerare. Ciò che li rende unici però è la loro capacità di produrre il cosiddetto “#ossigenonero” senza bisogno di #luce e quindi #fotosintesi. Lo studio del professor Andrew Sweetman ha dimostrato che i noduli polimetallici funzionano come delle vere e proprie #batterie geologiche naturali. I diversi strati di metalli all'interno di un singolo nodulo (manganese, nichel, cobalto) creano una differenza di potenziale elettrico. Gli scienziati hanno misurato tensioni fino a 1,5 volt sulla superficie di un nodulo, praticamente lo stesso voltaggio di una normale pila AA. Quando queste "batterie" naturali sono vicine tra loro, la carica elettrica è sufficiente a scindere le #molecole d'acqua marina (#h2o) in #idrogeno e #ossigeno, tramite il processo di #elettrolisi. Questo significa che l'#ecosistema abissale non dipende interamente dalla superficie per respirare, dato produce da solo il proprio ossigeno. Questa scoperta, avvenuta nel 2024, ha aperto diversi dubbi sulla prima comparsa della #vita sulla terra, dato che l’ossigeno formatosi in questo modo potrebbe essere precedente a quello comparso con la fotosintesi.
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