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Luca Baroni
Luca Baroni
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#cinema #horror
Accampamento di soldati USA nel Vietnam. Delta del Mekong. 6 ottobre 1971. Qui inizia “Allucinazione perversa”, film di Adrian Lyne del 1990. Il titolo originale è “Jacob's Ladder”. La versione italiana sa tanto di marketing stile cinepanettoni, che tenta di attirare il pubblico con un titolo che potrebbe in qualche modo richiamare una suggestione ai due precedenti lavori di Lyne, “Attrazione fatale” e, soprattutto, “9 settimane e ½”, che, in realtà, con questo film nulla hanno a che vedere. Ma torniamo all’accampamento.
Il clima tra i soldati è disteso, sereno, costellato di sorrisi [1]. Ma ecco che, quasi contemporaneamente, accadono due fatti: alcuni soldati manifestano sintomi di malessere fisico e giunge l’allarme di movimenti tra gli alberi del bosco circostante, che lasciano prevedere un attacco nemico [2]. In effetti, scoppia il combattimento. Lyne alterna scene crude e ben definite, soprattutto relative a soldati dell’accampamento dilaniati da bombe e colpi di mitragliatrice, a scene rarefatte, nelle quali si vedono ombre indistinte guerreggiare in una sorta di bruma irreale [3]. Infine, l’accampamento viene completamente distrutto, raso al suolo. Vediamo il protagonista del film, Jacob Singer (Tim Robbins) aggirarsi nel bosco, finché qualcuno lo attacca all’improvviso [4] e gli devasta il ventre con una baionetta. Volto sconvolto di Jacob, stacco netto, Jacob che dormicchia seduto in un vagone della metropolitana di New York. Si risveglia, un po’ confuso [5]. Si alza e raggiunge la fine del vagone. Attraverso un finestrino vede che nell’altro vagone c’è una donna. La raggiunge e le dice che si è addormentato e non sa se sia o meno passata la stazione alla quale doveva scendere, così le chiede conferma. La donna continua a guardarlo, ma non pronuncia parola alcuna [6]. Jacob scende alla prima fermata. Attraverso i cartelli segnaletici trova la direzione da prendere. Ma tutte le uscite sono chiuse. Decide quindi di percorrere a piedi la galleria tra una stazione e l’altra. Per farlo, deve attraversare i binari [7]. Proprio in quel momento, arriva un convoglio. Jacob si getta a terra ed evita per poco di essere travolto [8]. Da quella posizione vede il treno passare, e figure inquietanti appena dietro i finestrini [9].
Infine, Jacob torna a casa, dove l’aspetta Jezabel (Elizabeth Peña), la sua compagna. Ma quanto accaduto quella notte in metropolitana rappresenta solo l’inizio: da allora la vita di Jacob si popola di sconvolgenti allucinazioni e presenze demoniache. Oltre a Jezabel, l’altra persona che gli infonde coraggio e fiducia è il fisioterapista Louis (Danny Aiello). Ogni tanto, appare un uomo, che sembra meno ostile di altri e che, verso la fine, gli ricorda quanto è accaduto. Lui è un chimico che ha lavorato a un progetto segreto: il battaglione al quale apparteneva Jacob, faceva parte di un esperimento che consisteva nel somministrare una droga (la scala” del titolo) ai soldati, che aboliva ogni paura e aumentava l’aggressività, in modo da trasformarli in vere e proprie macchine da guerra. E che li portò a scagliarsi l’uno contro l’altro, nel massacro visto all’inizio del film.
Jacob: “Che avvenne veramente quel giorno? Ci fu un attacco, ricordo che combattemmo.”
Chimico: “Esatto, ma non contro i vietcong. Vi ammazzaste tra di voi. Fratello contro fratello, Jacob, senza alcuna discriminazione. Vi faceste a brandelli.”
Però il chimico fa parte anche lui di quello che possiamo chiamare il “Sistema allucinatorio” di Jacob, che cerca, a questo punto con sempre meno forza, di celare la sua morte imminente. Per cui, in un certo senso, benché dica la verità, il “chimico” mente utilizzando il passato remoto, come se “quel giorno” appartenesse a un tempo che fu. In realtà, tutto quanto abbiamo visto e stiamo vedendo si svolge quel giorno del 6 ottobre 1971. Squarciato dalla baionetta, Jacob giace per ore nel bosco, finché viene trovato da una squadra di soccorso, che lo assicura su una barella e lo solleva sino a trasportarlo dentro un elicottero diretto verso l’ospedale. Ma Jacob muore durante il volo. Quello che abbiamo visto nel film è il delirio allucinatorio partorito dalla sua mente dal momento in cui è stato colpito sino alla fine.
Il bello è che Lynn fornisce fin dai primi minuti la soluzione del mistero. Come abbiamo visto, quando ci inoltriamo nell’accampamento militare, una didascalia ci informa che ci troviamo presso il Delta del Mekong, nel giorno 6 ottobre 1971 [1]. Quando, dopo l’attacco con la baionetta, ci troviamo di colpo nella metropolitana di New York [5], con Jacob che si risveglia e si scopre solo nel vagone, non appare alcuna didascalia che indica il cambiamento di luogo e di tempo, come di solito accade. Didascalia che non apparirà mai. Perché, in realtà, ci troviamo sempre nello stesso giorno e nello stesso luogo dell’inizio: presso il Delta del Mekong, nel giorno 6 ottobre 1971. P.s.: finale del post nel commento.

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Luca Baroni
Luca Baroni
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#cinema #horror
Accampamento di soldati USA nel Vietnam. Delta del Mekong. 6 ottobre 1971. Qui inizia “Allucinazione perversa”, film di Adrian Lyne del 1990. Il titolo originale è “Jacob's Ladder”. La versione italiana sa tanto di marketing stile cinepanettoni, che tenta di attirare il pubblico con un titolo che potrebbe in qualche modo richiamare una suggestione ai due precedenti lavori di Lyne, “Attrazione fatale” e, soprattutto, “9 settimane e ½”, che, in realtà, con questo film nulla hanno a che vedere. Ma torniamo all’accampamento.
Il clima tra i soldati è disteso, sereno, costellato di sorrisi [1]. Ma ecco che, quasi contemporaneamente, accadono due fatti: alcuni soldati manifestano sintomi di malessere fisico e giunge l’allarme di movimenti tra gli alberi del bosco circostante, che lasciano prevedere un attacco nemico [2]. In effetti, scoppia il combattimento. Lyne alterna scene crude e ben definite, soprattutto relative a soldati dell’accampamento dilaniati da bombe e colpi di mitragliatrice, a scene rarefatte, nelle quali si vedono ombre indistinte guerreggiare in una sorta di bruma irreale [3]. Infine, l’accampamento viene completamente distrutto, raso al suolo. Vediamo il protagonista del film, Jacob Singer (Tim Robbins) aggirarsi nel bosco, finché qualcuno lo attacca all’improvviso [4] e gli devasta il ventre con una baionetta. Volto sconvolto di Jacob, stacco netto, Jacob che dormicchia seduto in un vagone della metropolitana di New York. Si risveglia, un po’ confuso [5]. Si alza e raggiunge la fine del vagone. Attraverso un finestrino vede che nell’altro vagone c’è una donna. La raggiunge e le dice che si è addormentato e non sa se sia o meno passata la stazione alla quale doveva scendere, così le chiede conferma. La donna continua a guardarlo, ma non pronuncia parola alcuna [6]. Jacob scende alla prima fermata. Attraverso i cartelli segnaletici trova la direzione da prendere. Ma tutte le uscite sono chiuse. Decide quindi di percorrere a piedi la galleria tra una stazione e l’altra. Per farlo, deve attraversare i binari [7]. Proprio in quel momento, arriva un convoglio. Jacob si getta a terra ed evita per poco di essere travolto [8]. Da quella posizione vede il treno passare, e figure inquietanti appena dietro i finestrini [9].
Infine, Jacob torna a casa, dove l’aspetta Jezabel (Elizabeth Peña), la sua compagna. Ma quanto accaduto quella notte in metropolitana rappresenta solo l’inizio: da allora la vita di Jacob si popola di sconvolgenti allucinazioni e presenze demoniache. Oltre a Jezabel, l’altra persona che gli infonde coraggio e fiducia è il fisioterapista Louis (Danny Aiello). Ogni tanto, appare un uomo, che sembra meno ostile di altri e che, verso la fine, gli ricorda quanto è accaduto. Lui è un chimico che ha lavorato a un progetto segreto: il battaglione al quale apparteneva Jacob, faceva parte di un esperimento che consisteva nel somministrare una droga (la scala” del titolo) ai soldati, che aboliva ogni paura e aumentava l’aggressività, in modo da trasformarli in vere e proprie macchine da guerra. E che li portò a scagliarsi l’uno contro l’altro, nel massacro visto all’inizio del film.
Jacob: “Che avvenne veramente quel giorno? Ci fu un attacco, ricordo che combattemmo.”
Chimico: “Esatto, ma non contro i vietcong. Vi ammazzaste tra di voi. Fratello contro fratello, Jacob, senza alcuna discriminazione. Vi faceste a brandelli.”
Però il chimico fa parte anche lui di quello che possiamo chiamare il “Sistema allucinatorio” di Jacob, che cerca, a questo punto con sempre meno forza, di celare la sua morte imminente. Per cui, in un certo senso, benché dica la verità, il “chimico” mente utilizzando il passato remoto, come se “quel giorno” appartenesse a un tempo che fu. In realtà, tutto quanto abbiamo visto e stiamo vedendo si svolge quel giorno del 6 ottobre 1971. Squarciato dalla baionetta, Jacob giace per ore nel bosco, finché viene trovato da una squadra di soccorso, che lo assicura su una barella e lo solleva sino a trasportarlo dentro un elicottero diretto verso l’ospedale. Ma Jacob muore durante il volo. Quello che abbiamo visto nel film è il delirio allucinatorio partorito dalla sua mente dal momento in cui è stato colpito sino alla fine.
Il bello è che Lynn fornisce fin dai primi minuti la soluzione del mistero. Come abbiamo visto, quando ci inoltriamo nell’accampamento militare, una didascalia ci informa che ci troviamo presso il Delta del Mekong, nel giorno 6 ottobre 1971 [1]. Quando, dopo l’attacco con la baionetta, ci troviamo di colpo nella metropolitana di New York [5], con Jacob che si risveglia e si scopre solo nel vagone, non appare alcuna didascalia che indica il cambiamento di luogo e di tempo, come di solito accade. Didascalia che non apparirà mai. Perché, in realtà, ci troviamo sempre nello stesso giorno e nello stesso luogo dell’inizio: presso il Delta del Mekong, nel giorno 6 ottobre 1971. P.s.: finale del post nel commento.

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Accampamento di soldati USA nel Vietnam. Delta del Mekong. 6 ottobre 1971. Qui inizia “Allucinazione perversa”, film di Adrian Lyne del 1990. Il titolo originale è “Jacob's Ladder”. La versione italiana sa tanto di marketing stile cinepanettoni, che tenta di attirare il pubblico con un titolo che potrebbe in qualche modo richiamare una suggestione ai due precedenti lavori di Lyne, “Attrazione fatale” e, soprattutto, “9 settimane e ½”, che, in realtà, con questo film nulla hanno a che vedere. Ma torniamo all’accampamento.
Il clima tra i soldati è disteso, sereno, costellato di sorrisi [1]. Ma ecco che, quasi contemporaneamente, accadono due fatti: alcuni soldati manifestano sintomi di malessere fisico e giunge l’allarme di movimenti tra gli alberi del bosco circostante, che lasciano prevedere un attacco nemico [2]. In effetti, scoppia il combattimento. Lyne alterna scene crude e ben definite, soprattutto relative a soldati dell’accampamento dilaniati da bombe e colpi di mitragliatrice, a scene rarefatte, nelle quali si vedono ombre indistinte guerreggiare in una sorta di bruma irreale [3]. Infine, l’accampamento viene completamente distrutto, raso al suolo. Vediamo il protagonista del film, Jacob Singer (Tim Robbins) aggirarsi nel bosco, finché qualcuno lo attacca all’improvviso [4] e gli devasta il ventre con una baionetta. Volto sconvolto di Jacob, stacco netto, Jacob che dormicchia seduto in un vagone della metropolitana di New York. Si risveglia, un po’ confuso [5]. Si alza e raggiunge la fine del vagone. Attraverso un finestrino vede che nell’altro vagone c’è una donna. La raggiunge e le dice che si è addormentato e non sa se sia o meno passata la stazione alla quale doveva scendere, così le chiede conferma. La donna continua a guardarlo, ma non pronuncia parola alcuna [6]. Jacob scende alla prima fermata. Attraverso i cartelli segnaletici trova la direzione da prendere. Ma tutte le uscite sono chiuse. Decide quindi di percorrere a piedi la galleria tra una stazione e l’altra. Per farlo, deve attraversare i binari [7]. Proprio in quel momento, arriva un convoglio. Jacob si getta a terra ed evita per poco di essere travolto [8]. Da quella posizione vede il treno passare, e figure inquietanti appena dietro i finestrini [9].
Infine, Jacob torna a casa, dove l’aspetta Jezabel (Elizabeth Peña), la sua compagna. Ma quanto accaduto quella notte in metropolitana rappresenta solo l’inizio: da allora la vita di Jacob si popola di sconvolgenti allucinazioni e presenze demoniache. Oltre a Jezabel, l’altra persona che gli infonde coraggio e fiducia è il fisioterapista Louis (Danny Aiello). Ogni tanto, appare un uomo, che sembra meno ostile di altri e che, verso la fine, gli ricorda quanto è accaduto. Lui è un chimico che ha lavorato a un progetto segreto: il battaglione al quale apparteneva Jacob, faceva parte di un esperimento che consisteva nel somministrare una droga (la scala” del titolo) ai soldati, che aboliva ogni paura e aumentava l’aggressività, in modo da trasformarli in vere e proprie macchine da guerra. E che li portò a scagliarsi l’uno contro l’altro, nel massacro visto all’inizio del film.
Jacob: “Che avvenne veramente quel giorno? Ci fu un attacco, ricordo che combattemmo.”
Chimico: “Esatto, ma non contro i vietcong. Vi ammazzaste tra di voi. Fratello contro fratello, Jacob, senza alcuna discriminazione. Vi faceste a brandelli.”
Però il chimico fa parte anche lui di quello che possiamo chiamare il “Sistema allucinatorio” di Jacob, che cerca, a questo punto con sempre meno forza, di celare la sua morte imminente. Per cui, in un certo senso, benché dica la verità, il “chimico” mente utilizzando il passato remoto, come se “quel giorno” appartenesse a un tempo che fu. In realtà, tutto quanto abbiamo visto e stiamo vedendo si svolge quel giorno del 6 ottobre 1971. Squarciato dalla baionetta, Jacob giace per ore nel bosco, finché viene trovato da una squadra di soccorso, che lo assicura su una barella e lo solleva sino a trasportarlo dentro un elicottero diretto verso l’ospedale. Ma Jacob muore durante il volo. Quello che abbiamo visto nel film è il delirio allucinatorio partorito dalla sua mente dal momento in cui è stato colpito sino alla fine.
Il bello è che Lynn fornisce fin dai primi minuti la soluzione del mistero. Come abbiamo visto, quando ci inoltriamo nell’accampamento militare, una didascalia ci informa che ci troviamo presso il Delta del Mekong, nel giorno 6 ottobre 1971 [1]. Quando, dopo l’attacco con la baionetta, ci troviamo di colpo nella metropolitana di New York [5], con Jacob che si risveglia e si scopre solo nel vagone, non appare alcuna didascalia che indica il cambiamento di luogo e di tempo, come di solito accade. Didascalia che non apparirà mai. Perché, in realtà, ci troviamo sempre nello stesso giorno e nello stesso luogo dell’inizio: presso il Delta del Mekong, nel giorno 6 ottobre 1971. P.s.: finale del post nel commento.

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Luca Baroni

Nel corso del film, ogni tanto, il mondo delirante-allucinatorio si interrompe e vediamo Jacob prima a terra nel bosco, poi scoperto dai soccorritori e quindi posto nella barella e sollevato verso l’elicottero. All’inizio e/o alla fine di queste scene, Lynn utilizza stilemi tipici del flashback: inquadrature, transizioni, movimenti eccetera [10]. Ma si tratta di rari squarci di realtà all’interno del tessuto fantasmatico di un universo fittizio.
Dopo il racconto del “chimico”, possiamo apprezzare le scene iniziali di combattimento, fatte di movimenti indistinti nel bosco e, soprattutto, di silhouette immerse in una nebbia irreale [3].
Purtroppo, però, la scena più sconvolgente, anche se meno impressionante di certe visioni che popolano il mondo illusorio di Jacob, è stata esclusa dal montaggio finale. È la scena nella quale vediamo Jacob e Jezabel parlare tra loro finché Jezabel, nel giro di poche frazioni di secondo si trasforma in Jacob. Non so se la scelta di escludere questa scena sia stata del regista o della produzione. Resta il fatto che l’inserimento di questa scena avrebbe fornito un fattore decisivo verso l’interpretazione completamente allucinatoria del tutto, con ogni personaggio che rappresenta in differenti modi parti dello stesso Jacob. Escludendola, viene lasciata aperta una possibilità, ovvero che alcuni di questi personaggi possano essere autonomi e provenire da altri mondi.
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Stefano Stefani
Stefano Stefani
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Per dire 😁😁😁

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I #beluga che vivono nelle acque selvagge dell'#artico mangiano il #ghiaccio per regolare la loro #temperatura corporea.
Questo #video mostra dei custodi che li aiutano a fare lo stesso in #cattività.
#foryou #natura #scienza #curiosiclubbez #clubbez #divulgazione #animali

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Fabrizio Tomatis
Fabrizio Tomatis  
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Si scherza, ovviamente.

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Il 94% dell’#universo che riusciamo a vedere ora, per noi è e sarà sempre irraggiungibile. Anche sviluppando oggi stesso la capacità di viaggiare alla velocità della #luce, la maggior parte dell’universo che riusciamo a vedere è già troppo lontano e continua ad allontanarsi alla velocità relativa della luce.
#curiosiclubbez #virale #natura #terra #spazio #clubbez

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Fabrizio Tomatis
Fabrizio Tomatis  
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Errori più che comprensibili.

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Stefano Stefani
Stefano Stefani
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Le coreografie quelle belle 😁😁😁

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